Il "terzo educatore": quando lo spazio di casa insegna a crescere




Entriamo in una stanza e il bambino svuota tutti i cesti, sposta i cuscini o si accuccia a giocare in un angolo microscopico, ignorando i grandi giochi costosi.

Spesso pensiamo che stiano solo "facendo disordine" o che si annoino facilmente, ma dal punto di vista pedagogico lo spazio che li circonda è a tutti gli effetti il "terzo educatore". 

La mente dei più piccoli non cerca la cameretta patinata delle riviste. Sta assorbendo le geometrie dello spazio, sta misurando le proprie competenze motorie e cercando inviti all'azione nascosti tra gli oggetti.

L'approccio agli spazi

Lasciateli sperimentare: Abbassate le barriere. Mettere i giochi in cesti aperti e ad altezza bambino non è un vezzo estetico: nei primi anni l'autonomia si "allena" potendo scegliere cosa prendere e cosa riporre liberamente.

Assecondate i loro usi: "Vuoi usare una pentolina come tamburo o farti un nido sotto al tavolo? Va bene". Non è un uso improprio, non c'è un solo modo giusto di vivere una stanza. (A tal proposito è sempre utile favorire il "gioco euristico", dove materiali semplici di uso quotidiano diventano tesori infiniti).

L'ambiente come accoglienza: Riducete il sovraccarico visivo, fate spazio, preferite materiali naturali. Una stanza calma, ordinata e non troppo satura di stimoli li rassicura e favorisce una concentrazione profonda.

Create angoli su misura: un piccolo rifugio morbido, magari vicino a una finestra. Preparare un ambiente per loro non serve a tenerli semplicemente occupati, ma a costruire un nido fatto di rispetto e libertà, dove ogni mensolina a portata di mano sussurra: "Questo posto è stato pensato proprio per te".

Insomma, non preoccupatevi se il salotto la sera sembrerà un piccolo cantiere aperto o un accampamento: sarà semplicemente il segno bellissimo di uno spazio vivo, che cresce e respira insieme al vostro bambino