Il diritto al riposo dei bambini: perché l'infanzia non è una gara di produttività

 

L'infanzia non è un lavoro a tempo pieno: ridiamo ai bambini il diritto al riposo

Oggi celebriamo il Primo Maggio, la festa dei lavoratori. Le nostre bacheche social e le pagine dei giornali si riempiono di riflessioni sui diritti, sull'importanza di orari equi, sul diritto alla disconnessione e sulla tutela, fondamentale, del nostro tempo libero. Tutto assolutamente sacrosanto.

Eppure, osservando le dinamiche quotidiane e parlando con molti genitori, mi rendo conto che proprio dentro le nostre case vivono dei piccoli "lavoratori" non retribuiti a cui chiediamo ogni giorno una produttività da veri e propri manager: i bambini.

L'agenda di un piccolo CEO

Qualche giorno fa, una mamma mi raccontava di essersi fermata a guardare il calendario di famiglia appeso in cucina e di aver provato quasi un brivido. Mi ha descritto un tabellone di incroci perfetti:

  • la scuola fino a metà pomeriggio;
  • la piscina o il calcio per lo sviluppo fisico;
  • il corso di inglese per assicurarsi il futuro;
  • lo strumento musicale per stimolare la mente;
  • i compiti a casa e le innumerevoli feste di compleanno a cui "non si può non andare".

Ascoltando le sue parole, e confrontandomi con altri educatori, ho realizzato una verità piuttosto scomoda: l'agenda di un bambino di oggi è fitta quanto quella di un CEO. Se ci fermiamo a sommare le loro ore di "lavoro" quotidiano, superano fin troppo spesso le canoniche quaranta ore settimanali degli adulti.

Tutto questo, lo sappiamo bene, nasce dalle migliori intenzioni. Accade in nome dell'amore e della naturale paura dei genitori di vederli "rimanere indietro" rispetto agli altri. Tuttavia, senza accorgercene, li stiamo crescendo in una perenne società della performance.

bambina natura
Foto di Melissa Askew su Unsplash

Il coraggio di annoiarsi (e di riposare)

Il Primo Maggio è una giornata nata per ricordare a tutti noi che  non siamo nati solo per produrre, e che il riposo è un diritto   umano conquistato con grande fatica. Ma allora, mi chiedo:       quando abbiamo smesso di applicare questo diritto all'infanzia?

Quando abbiamo iniziato a credere che un pomeriggio passato   sul  divano, semplicemente ad annoiarsi, sia "tempo perso" e non,   al  contrario, "tempo necessario"? La noia è quello spazio   magico  in cui nascono la creatività, l'immaginazione e la scoperta   di sé.

Un passo controcorrente

Abbracciare i principi dell'educazione positiva e gentile oggi significa fare una scelta coraggiosa: rallentare e fare un passo controcorrente rispetto a una società che corre sempre di più.

Significa abbracciare una rivendicazione "sindacale" silenziosa, che nessuno sta portando in piazza con i megafoni: il diritto al riposo dei bambini.

Proviamo ad alleggerire le loro agende. Lasciamo loro il tempo di respirare, di fantasticare, o semplicemente di non fare assolutamente nulla. Perché, in fondo, crescere, scoprire il mondo e imparare a gestire le proprie emozioni è già un "lavoro" abbastanza faticoso di per sé.