Il recinto sicuro: trasformare la
disciplina da scontro a occasione di crescita
Il momento critico: tra il cedere su tutto e l'alzare la
voce
Sono le 20:00. La stanchezza della giornata pesa sulle
spalle come un macigno. Tuo figlio è sul tappeto, circondato da costruzioni, e
alla tua richiesta di riordinare per andare a letto, la risposta è un secco,
irremovibile: "No!".
In quella frazione di secondo, dentro ogni adulto si apre un
baratro. Da un lato la tentazione di cedere: "Va bene, lasciali lì,
riordino io" pur di evitare la crisi. Dall'altro, l'esasperazione che
sale e minaccia di esplodere in un: "Adesso lo fai perché lo dico
io!".
Se vi siete mai trovati in questo limbo, sappiate che non
siete soli. È la fatica più grande della genitorialità e dell'educazione
moderna: cercare un equilibrio tra l'empatia e la fermezza. Per decenni abbiamo
oscillato tra due estremi dannosi: la rigidità assoluta e il permissivismo
totale. Oggi, fortunatamente, la pedagogia ci offre una terza via.
Autoritarismo vs Autorevolezza: decostruire il mito
Per molto tempo, la parola "autorità" è stata
confusa con "autoritarismo".
L'autoritarismo si basa sul potere, sulla paura e
sulla gerarchia incondizionata. È il regno del "si fa così e
basta". Come ci ricorda la pedagogista Simonetta Ulivieri nel saggio Le
bambine nella storia dell'educazione, per secoli un'educazione basata
sull'obbedienza cieca è stata usata per plasmare individui docili (in
particolar modo le donne), soffocando l'autonomia e il pensiero critico.
L'autoritarismo ottiene risultati immediati, certo, ma lo fa al prezzo della disconnessione
emotiva: il bambino ubbidisce non perché ha compreso il valore della regola, ma
perché ha paura della punizione.
L'autorevolezza, al contrario, si basa sul rispetto reciproco, sulla coerenza e sulla guida. Come illustra magistralmente Jesper Juul in Il bambino è competente, i bambini non hanno bisogno di dittatori, ma di adulti autentici, capaci di assumersi la leadership relazionale senza mai calpestare la dignità del bambino. L'adulto autorevole non ha bisogno di spaventare per farsi ascoltare; si fa seguire perché è un porto sicuro.
Ripensare le regole: il "recinto sicuro" per lo
sviluppo
In una pedagogia innovativa, dobbiamo cambiare la metafora: le
regole non sono gabbie che limitano la libertà, ma impalcature (in gergo
tecnico scaffolding) che permettono al bambino di costruire la propria
identità in sicurezza.
Alvaro Bilbao, nel suo Come funziona il cervello di un
adolescente (e nei suoi testi sulla prima infanzia), ci spiega che un
cervello in via di sviluppo è costantemente alla ricerca di punti di
riferimento. I limiti abbassano i livelli di cortisolo (l'ormone dello stress)
perché rendono il mondo un luogo prevedibile. Quando diciamo un "no"
amorevole ma fermo, stiamo aiutando il nostro bambino a passare dall'obbedienza
passiva alla responsabilità attiva, insegnandogli che ogni azione ha una
conseguenza e che lui ha il potere di scegliere.
Daniel Siegel, nel capolavoro La sfida della disciplina,
ci ricorda l'etimologia della parola: disciplina significa
"insegnare", non punire. Un limite dato con empatia insegna al
bambino l'arte fondamentale dell'autoregolazione.
La pratica: 3 strumenti per la quotidianità
Come si traduce questa teoria nella pratica con i nostri
bambini e/o ragazzi?
Ecco tre strumenti pratici da usare fin da subito.
1. Connessione prima della correzione (Validare
l'emozione)
Non possiamo ragionare con un cervello in preda a una
tempesta emotiva. Prima di ribadire la regola, dobbiamo far sentire il bambino
compreso.
- Invece
di dire: "Smettila di piangere e spegni il tablet, il tempo è
finito!"
- Prova
a dire: "Vedo che sei molto arrabbiato perché volevi finire il
tuo episodio. È faticoso smettere di fare una cosa che ci piace. Ma il
tempo per gli schermi è finito. Lo spegni tu o lo spengo io?"
2. Offrire scelte delimitate (Autonomia guidata)
I bambini (e soprattutto gli adolescenti) combattono
ferocemente per il loro bisogno di autonomia. Invece di dare un ordine diretto,
offrite due opzioni accettabili all'interno del vostro "recinto
sicuro".
- Invece
di dire: "Mettiti subito il pigiama!"
- Prova
a dire: "È l'ora della nanna. Preferisci mettere il pigiama
con i dinosauri o quello a righe?" La regola (andare a letto)
rimane ferma, ma il bambino sente di avere controllo sul processo.
3. La regola in positivo (Cosa FARE, non cosa NON fare)
Il cervello umano processa con difficoltà la negazione. Se
vi dico "Non pensate a un elefante rosa", a cosa state pensando?
Esatto. Formulate le regole spiegando il comportamento atteso.
- Invece
di dire: "Non si corre in casa e non si urla!"
- Prova
a dire: "In casa camminiamo piano e usiamo una voce bassa. Se
vuoi correre, andiamo in giardino."
Una bussola per genitori imperfetti
Abbandonare l'autoritarismo per abbracciare l'autorevolezza
è un viaggio faticoso. Ci saranno giorni in cui sarete stanchi, perderete la
pazienza e finirete per urlare. È umano.
Come suggerisce Francesca Cardini in Una bussola per
genitori imperfetti, non dobbiamo puntare alla perfezione. La perfezione è
irraggiungibile e ansiogena per noi e per i nostri figli. Quello che conta è
essere una bussola sufficientemente buona: pronti a scusarci quando sbagliamo,
capaci di riparare la relazione dopo una frattura e coerenti nel mostrare che,
anche quando diciamo un "no" che li fa piangere, lo stiamo dicendo
per proteggerli e aiutarli a crescere.
Non stiamo solo crescendo bambini ubbidienti. Stiamo
crescendo i futuri adulti del domani: persone libere, empatiche e consapevoli.
E voi, lettori di Passi in Crescita?
Qual è la regola che vi costa più fatica far rispettare in
casa o in classe? Vi siete mai sentiti in colpa per aver detto un
"No"? Condividete la vostra esperienza nei commenti qui sotto: la
nostra community è uno spazio di crescita, senza alcun giudizio!

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