Al parco, in salotto o al nido, la scena è sempre la stessa: decine di giocattoli sparsi, ma l’attenzione finisce sull'unica macchinina contesa. Urla, strattoni e il fatidico grido: «È mio!».
Il nostro primo istinto di genitori ed educatori è spesso il disagio: temiamo che il bambino sia egoista e interveniamo con un categorico «Bisogna condividere!».
In realtà, pretendere una condivisione spontanea sotto i 3-4 anni va contro la naturale maturazione neurobiologica del bambino.
Perché i bambini piccoli faticano a condividere?Fino a circa 3-4 anni il bambino vive la fase dell’egocentrismo infantile, teorizzata da Jean Piaget: non è cattiveria o egoismo, ma l'impossibilità cognitiva di mettersi nei panni dell'altro.
Per prestare un gioco servono due competenze che richiedono tempo per maturare:
Identità e possesso: per i più piccoli, l'oggetto preferito è un'estensione di sé. Cederlo significa cedere sicurezza.
Percezione del tempo: vivendo nel presente, il bambino teme che un gioco prestato sia un gioco perso per sempre.
Forzare il gesto alimenta solo l’ansia da privazione, spingendolo ad aggrapparsi ancora di più alle sue cose.
Il nostro compito non è fare i giudici, ma i mediatori emotivi. Ecco come intervenire con serenità:
Scegli i turni spontanei, non il timer: invece di strappare l’oggetto, proteggi l’attività di chi lo sta usando. La formula rassicurante è: «Adesso lo usa Marco. Appena finisce, tocca a te».
Descrivi la situazione senza giudicare: verbalizza ciò che vedi. Dire «Vedo che entrambi volete la palla rossa e siete molto arrabbiati» riduce la tensione e fa sentire accolti entrambi i bambini.
Crea una "zona protetta" per gli oggetti speciali: prima che arrivi un amichetto, chiedi a tuo figlio di scegliere 2 o 3 giochi che non vuole prestare e metteteli da parte. Sentendo i suoi confini rispettati, condividerà il resto con più serenità.
Proponi un'azione alternativa (gioco parallelo): sposta l’attenzione dal possesso dell'oggetto all'attività. Offri un'alternativa altrettanto interessante (es. riempire una ciotola con l'acqua o scavare insieme).
La generosità si impara sentendosi al sicuro
Come evidenziano gli studi di Daniel Siegel sullo sviluppo socio-emotivo, l'empatia autentica nasce solo quando il bambino sperimenta per primo il rispetto dei propri bisogni e confini. Imparare a condividere è un percorso a tappe: servono tempo, pazienza e tanta fiducia.
E a casa tua come viene vissuto il momento della condivisione
Qual è la strategia che trovi più efficace quando scatta la contesa per un gioco? Raccontami la tua esperienza nei commenti: il confronto tra genitori ed educatori è sempre la risorsa più preziosa!


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